Idilli

IDILLI

Vernice di Bruno Vallan 6 luglio 2019 h 18,00   Malnisio, ex centrale idroelettrica A. Pitter

Bruno Vallan fece la sua scelta a quattordici anni, iscrivendosi ai corsi della Scuola mosaicisti di Spilimbergo. Una scelta libera, sostenuta dalla forza che hanno gli ideali nella giovinezza: dare forma al suo cercare attraverso forme e colori. Il primo incontro con la realtà fu deludente soprattutto per l’insistenza sulle tecniche che dovevano, in quegli anni, preparare gli allievi al mestiere di bravi terrazzieri. Emigrò in Francia. Se il lavoro non gli permetteva di esprimersi, c’erano però i grandi artisti che, nei musei, mantenevano viva la fiamma. Rientrato in Italia riprese a studiare, si diplomò e divenne un tecnico dell’industria, ma le competenze e gli impegni lavorativi non lo distolsero mai dall’esigenza di esprimersi per immagini. Riprese a dipingere e comporre tessere seguendo non solo le suggestioni della memoria, ma il fluire delle emozioni; per questo le sue opere fissano nel colore e nella materia un silenzio che trasale in luce e si anima di segni parchi e veloci. Un’arte che vive.

Marta Mauro

ingresso libero,  apertura:  domenica 11,00 – 21,00 / giovedì, venerdì e sabato 19,00 – 21,00 

Pòlvara rossa
Increspature
L'Origine

Racconta uno tra i più suggestivi miti greci che Deucalione e Pirra, dopo il diluvio universale mandato da Zeus per punire l’empietà degli uomini, si ritrovarono ad essere gli unici superstiti sulla terra. L’oracolo consultato dalla coppia di sposi diede una sibillina risposta: dovevano gettarsi dietro le spalle “ le ossa della grande madre” e dovevano farlo con il capo coperto. Fu Deucalione ad intuire che dovevano lanciare alle loro spalle le pietre che trovavano sul terreno: dalle pietre lanciate da Pirra nacque una nuova generazione di donne, mentre dalle pietre lanciate da Deucalione una nuova generazione di uomini e così la terra si ripopolò. Le opere di Bruno Vallan hanno fatto riaffiorare nella mia memoria questo mito per una serie di elementi. Il primo sono le pietre: la vicenda creativa di Vallan inizia proprio con le pietre, da trasformare in tessere, cercate nelle lavine delle sue montagne. Il gesto di gettare i sassi dietro le spalle con il capo velato esprime due concetti sempre presenti nelle opere dell’artista: il ricordo, ciò che abbiamo lasciato alle nostre spalle, come matrice creativa e il “capo velato” come accettazione del mistero che avvolge l’atto artistico in un’aurea quasi mistica. Nonostante l’assenza di elementi figurativi, le opere di Vallan sono dense di aspetti che fanno parte dell’ ”epica” del quotidiano: la scelta di esprimersi con tecniche e materiali diversi, che tracciano sulla tela percorsi imprevedibili e sempre nuovi, rappresenta in maniera efficace la presenza degli ostacoli inattesi e degli equilibri sottili e fragili che caratterizzano ogni esistenza. Gli elementi che compongono il linguaggio artistico di Vallan richiedono all’osservatore uno sguardo attento e paziente per essere apprezzati, si rivelano in tutte le loro sfumature a chi sa concedersi il tempo di entrare in relazione con essi come si entrerebbe in relazione con una persona appena conosciuta. Le pennellate che si sovrappongono, le tessere che si sommano e il colore che si fa materia viva e si integra, o si frappone, con altri elementi, diventano il “ lessico familiare” dell’artista che ci invita a non cercare una chiave di interpretazione delle sue opere, ma piuttosto a lasciarci suggestionare da esse. Le pennellate a volte creano curve morbide e brevi, a tratti si spezzano per creare intrecci complessi oppure continuano, quasi a costruire una linea che simula l’orizzonte. Di fronte alla produzione artistica di Bruno Vallan possiamo immergerci come in un fiume e lasciare che, nel fluire continuo dell’acqua, emerga nella nostra mente l’immagine di un ricordo già vissuto o di una memoria che sarà futura. La definizione “Idilli”, termine che deriva dal greco “eidillion”, immagine, bozzetto, coglie il carattere riflessivo ed intimistico delle opere dell’artista friulano, attraverso le quali Vallan, “uomo sensibile ed immaginoso”, rende possibile a chi le contempla l’esperienza della “doppia visione” leopardiana. Ogni racconto narrato attraverso la materia, le linee ed il colore, si moltiplica all’infinito negli sguardi di ogni osservatore e regala la più preziosa delle possibilità: dilatare il tempo della vita attraverso il contatto con l’arte.

Francesca Foglia

La Grava
Bruciano i ricordi
Ta sti lavini

Attività recente:

2018 “I fremiti del mondo” – Galleria comunale Prata di Pordenone (Pn)
2018 Studio Barbaresco – Pordenone
2018 “Grandi Artisti + Piccoli Bambini 40×40” – Casello di Guardia Porcia (Pn)
2018 “Universo Donna” – Palazzo della Provincia – Pordenone
2017 “Dipinti e Mosaici” – Palazzo Ragazzoni – Sacile (Pn)
2017 Centro Arti Visive – La Castella – Motta di Livenza (Tv)
2017 “Avveduti” – Ottica Visus – Spilimbergo (Pn)
2017 Hotel Dante – Ponte nelle Alpi (Bl)
2016 “Terre Genti Colori” – Amici degli Amici – Castions di Zoppola (Pn)
2016 “Misericordiae Vultus” – Salone abbaziale – Sesto al Reghena (Pn)
2016 Galleria degli Artisti – Udine
2016 “Variazioni sui ricordi” – Centro Culturale Aldo Moro – Cordenons (Pn)
2016 “Arte per la Vita 30×30” – Palazzo D’Attimis – Maniago (Pn)
2015 “Premio letterario Franz Kafka” Kulturni Center Lojze Bratuz – Gorizia
2015 “Arte in Corsia” – Day Hospital – Ospedale Civile Pordenone
2015 Circolo Operaio Poffabro – Frisanco – (Pn)
2014 A.N.L.A. – Palazzo della Provincia – Pordenone
2013 Trentennale della fondazione A.N.L.A – Sacile
2012 “ Sassi e Colore” Omaggio a Novella Cantarutti – Montereale Valcellina (Pn)
2006 Villa “Conti Toppo Wassermann” Toppo di Travesio (Pn)
2005 Museo di Storia Contadina – Fontanabona di Pagnacco (Ud)
2005 “Tal Mosaic da la Grava” Piccolo Teatro della Parola Pier Paolo Pasolini Meduno (Pn)